(edito il 28-03-15 su blogs.it, ma poi cancellato per ragioni a me ignote insieme all'intero blog)
Quando ho scritto il primo pezzo, LA
GALLINA CHE CANTA HA FATTO L’UOVO: GLI ENIGMI DELL’AEREO DELLA LUFTHANSA (due
giorni or sono), la faccenda del suicidio era appena venuta fuori e mi sono
dimostrato scettico. Della pazzia non si
era ancora detto. Le prove ora stabilite
attraverso la Procura tedesca appaiono ionoppugnabili. Per la verità personalmente ho ancora qualche
dubbio, non mi pare che tutto sia stato chiarito; od almeno nel modo giusto,
almeno da parte media. Ma veniamo ai dettagli.
Un’intervista ad uno dei vicini non ha
potuto chiarire se l’uomo in causa apparisse malato visibilmente o meno. Da parte delle autorità tedesche si è cercato
d’addossare tutta la responsabilità all’individuo scomparso. I media,
invece, hanno messo in evidenza l’azzardo della compagnia aereo tanto rinomata
per la sua efficienza, col gusto da parte di alcuni giornali italiani di sottolineare
il colossale fiasco da parte germanica; forse per un tentativo di riscatto
italiano per i nostri guai, che come sappiamo sono tanti. A cominciare dalla corruzione. In questo caso, è parso di osservare l’uso
d’una eccessiva leggerezza nei controlli, proprio in un settore ove il
controllo è cruciale. Addossare
finalmente la responsabilità d’un comportamento oltremodo scorretto alla
Germania è chiaramente sembrata una liberazione dai nostri complessi
d’inferiorità verso il mondo nordico-germanico.
Per via di falsi miti come quello ormai desueto, ma nascosto attraverso
dei surrogati, della “razza ariana”.
Anche se la mitologia germanica medesima parla della provenienza del
ceppo norrenico da Asìa. Non dal Polo
Nord, cioè dalla Terra dei mitici Iperborei della tradizione greco-latina.
Da parte mia ho cercato in modo caparbio
di tenere lontana dalla mia mente il più possibile l’idea che una persona pazza
potesse aver compiuto un atto così infame.
Non perché non abbia comprensione per i poveri malati di mente, ne
ho. Il problema è che io stesso sono un
malato di questo genere e, guardacaso, ho contratto proprio la stessa sindrome ossia
la sindrome manaico-depressiva. Mi
spiegherò meglio.
Ho sentito a lungo parlare di
depressione. No, è scorretto, la
depressione ce l’hanno tutti a seconda dei momenti. Qualcuno ha parlato di melanconia. Le foglie che cadono in autunno, i fiori che
sfioriscono in primavera, certi caldi torridi dell’estate, certi freddi
insopportabili dell’inverno portano melanconia, depressione; ma sono un’altra
cosa, una cosa normale. Prima o poi
passa, senza bisogno di medicine, poiché costituiscono uno stato fisiologico o
mentale (sebbene fra le due sfere vi sia un’immancabile influenza, come si sa,
a livello psicosomatico) passeggero, momentaneo. La suddetta sindrome, invece, è una malattia
grave non meno della schizofrenia o della sindrome bipolare e va curata con
apposite medicine tipo Sereupin (a mio giudizio la migliore). Oggidì tutte le malattie psichiche, secondo
gli esperti, rientrano in codeste tre grandi categorie. Poi, logicamente, vi sono le varianti
individuali alle quali vengono dati i nomi specifici dei ricercatori che le
hanno evidenziate ma in generale, a quanto ne so, le cose stanno così.
La mania depressiva posso descriverla
bene, meglio degli psichiatri, poiché ce l’ho dal 1996. E’ cominciata con una normale depressione per
un fatto amoroso finito male, una vicenda che mi legava alla donna d’un
altro. Non sto a specificare, ma ne è
seguita una storia parallela, finita più o meno allo stesso modo, questa volta
volta con una donna neppure fidanzata.
Nel mezzo è subentrata la malattia.
Ora si sono fatte tante storie per il fatto che il soggetto ha nascosto
il suo malanno. Ci si metta nei panni di
chi contrae questa terribile malattia, che non porta disturbi della personalità
come la schizofrenia (movimenti scomposti delle mani e delle gambe, atteggiamenti
schizoidi come se uno non potesse mai star fermo, in taluni soggetti verbalità
aggressiva) né fasi in crescendo sempre più pericolose come la sindrome
bipolare (l’ultima fase è pericolosa, perché la persona tende a spaccare tutto
quel che trova, a dar pugni, calci), ma altera le percezioni. Una persona si trova da un giorno all’altro
malata. Sì, l’ho detto pure io che c’è
una specie d’incubazione della malattia, dovuta alla depressione magari per
errori fatti e sensi di colpa. Poi però
c’è come un colpo di fulmine, un crack.
Ci si ammala in pochi secondi, almeno questo è successo a me. E dai colloqui che ho avuto con altri malati
al Centro di Salute Mentale non è mi è parso che le cose stessero molto
diversamente anche per loro. Fatte salve
le differenze individuali, che ovviamente ci sono sempre. Dal crack in poi non si guarisce più, mai
più. I medici stanno ben attenti a dirlo
ai pazienti, perché i malati potrebbero suicidarsi o commettere altre
sciocchezze. Eppure, un giorno od un
altro, la verità viene a galla. Ad es.
io l’ho saputo da una ragazza francese, che aveva la nonna psichiatra. Non me l’avrebbe detto se avesse saputo che
anch’io ero malato, ma siccome parlavamo di una donna di mia conoscenza, s’è
confidata.
Di solito, almeno in passato succedeva
questo, si tenta di relazionare la pazzia (che è un termine giustamente
desueto, in quanto legato solamente ad un sottofondo artistico-letterario, non
più medico) all’ambiente familiare o all’eredità dei genitori e degli avi. Per conto mio non c’è alcuna relazione se non
il fatto che noi in qualche modo rassomigliamo loro. Ma spesso la pazzia è una malattia indotta da
qualche motivo esterno. Per es. i
soldati impazzivano in guerra, a causa delle numerose brutture alle quali erano
sottoposti. SKY ha mostrato vari
documenti ad HISTORY CH. di questo genere, gliene va reso merito. Che c’entravano gli avi?
Una persona (è il caso mio, ma
anche d’una donna più giovane di me, che ho conosciuto al C.S.M tutta impaurita
al suo primo colloquio psichiatrico) durante l’infanzia può ricevere
casualmente un colpo in testa e da qui può venirme fuori un trauma alle cellule
neuronali che – seppur non subito – può portare ad un loro indebolimento e
quindi ad un invecchiamento precoce. Vi possono
essere persino dei farmaci che conducono ad un risultato simile, è stato
esperimentato purrtroppo a danno dei soliti poveri animali. Noi facciamo tanti versi quando un animale ci
fa del male, eppure quanto male facciamo loro da parte nostra! Ho saputo, sempre da una trasmissione di
H.CH., che attraverso un esperimento si è provocata farmacologicamente la mania
depressiva a delle scimmie, e ci è accorti che
la zona del cervello implicata in tale morbo è quella occipitale, al di
sopra del cervelletto. Non altre,
diversamente da come si pensava. E’
proprio lì, infatti, che ricevetti il colpo sopraddetto. Volevo andare a giocare a tutti i costi, ero
bambino, ed ho sollevato il ferro appuntito del battente della vecchia porta di
casa per uscire di nascosto all’insaputa dei miei genitori. Il ferro sollevato, senza la forza di tenerlo
alto, mi è ricaduto sulla testa e mi ha bucato la nuca proprio nel punto
descritto. Sangue da tutte le parti,
naturalmente, con gran spavento dei miei genitori. Anche in questo caso non era colpa loro, né
degli avi. Ad esser sinceri, gli
psichiatri sono incerti se rapportare la malattia mentale a cause di tal
genere, sono più propensi a parlare di concause di vario tipo. In effetti, non sto qui oltre a spiegare il
mio caso personale e se lo faccio è solo per chiarire le dinamiche generali
della malattia in questione a causa del fatto succeduto in Francia del copilota
ritenuto suicida e nel contempo stragista, poiché di strage si è trattato
comunque. Sempre che nei giorni prossimi
non vengano a galla spiegazioni diverse dei fatti.
Un ultimo chiarimento sul tentativo da
parte del povero Andreas di nascondere il suo male. Ciò, come ho detto, è normale. Prima di tutto perché uno si trova sbalzato
in una realtà a lui ignota da un giorno all’altro ed il sentimento prevalente
allora diventa la paura, anzi il terrore di non poter più controllare i propri
gesti. Quantunque la paura della
malattia (tipo dott.Jeckil) crea più problemi della malattia stessa. Ed all’inizio i dolori al capo sono
notevolmente gravi. Uno non riesce più
ad appoggiare la testa per riposare. La
sente sprofondare senza poterla fermare mai.
Poi, coi farmaci, si sta meglio, ma si tende a dormire. A perder la vita nell’attesa. E la voglia di guarire, di tornare a lavorare
è tanta, poiché lavoarare è vivere. A
nessuno piace fare l’invalido, soprattutto se è giovane (io non più, sono
sessantaquattrenne) e vuole sposarsi.
Alle donne, inoltre, gl’invalidi non piacciono, specialmente i pazzi. Come si soleva dire una volta, “chi non va
bene per il re non va bene neanche per la regina”. Ovviamente pure gli uomini agiscono così
colle donne che sfortunatamente s’ammalano.
Le donne d’altronde perdono ancor più dei maschi la loro bellezza, a
meno che si tranquillizzino. Allora
subentra uno strano fascino, della persona folle ma geniale. Poiché anche di questo bisogna tener conto.
La pazzia, lo sapeva bene Van Gogh finito
per un certo tempo in manicomio pure lui, spesso porta a riconoscere cose che,
per la consuetudine al conformismo, la norma non accetta. E di qui nasce quella tendenza verso la
genialità che ha caratterizzato molti artisti e poeti pur in preda alla
malattia. Sempre però che la si
accetti. Egualmente succede colla
ciecità. Si pensi ai musicisti o
cantanti ciechi (Bocelli, Ray Charles, Feliciano), in India ne ho incontrati
parecchi molti anni fa. Certo, è meglio
non ammalarsi. La salute è meglio della
malattia, chi non lo sa; ma non bisogna mai disperarsi, poiché la vita non è
nelle nostre mani. Il fatto successo
sulle Alpi francesi parrebbe tuttavia smentirmi. Nella nostra miseria umana noi usiamo dare la
colpa a degli individui, ad altri in genere e qualche volta anche a noi
medesimi. Sino a suicidarci. Ma la spinta ad agire non proviene dal nostro
cervello, proviene da lassù, dalle stelle.
Si rilegga il mio precedente articolo.
Colà additavo la situazione astrale nel momento dell’impatto.
Rileggiamo insieme: Sole e Marte,
inframmezzati da Urano in Ariete, in trigono a Giove in Leone e Saturno in Sagittario,
peraltri molto larghi; Plutone quadrato ad Urano, dal Capricorno. Mi chiedevo se vi fosse stato qualcuno in
cabina di pilotaggio che avesse impedito al comandante (avevo scambiato per
errore il ruolo dei due) di rientrare dalle toelette, magari colla pistola puntata
al capo del copilota. Marte per l’arma,
Urano per l’evento improvviso, il Sole per l’autosacrificio, Giove per il
viaggio, Saturno per la strage di massa, Plutone per il proposito segreto. No, non esattamente questo, ma ci ero andato
vicino. A carte gettate, si vede infatti
che la situazione era simile: Marte per la malattia e la morte, Urano per la
pazzia e l’evento inatteso, il Sole per l’autosacrificio o meglio il profano
suicidio, Giove per il viaggio… sanguinario, Saturno per la strage e lo scoppio
finale oltreché per il freddo della montagna che pietosa ha sparso tristemente
le povere membra dei passeggeri quasi fossero ceneri. Plutone per il proposito segreto.
Ma c’è un ultimo colpo di coda, velenoso,
dovuto alla Luna in Aquario. La Luna
rappresenta le emozioni, in Aquario rende la mente un po’ pazza. Nel caso di Andreas ce l’aveva in quadrato a
Plutone in Scorpione, poiché era nato nel 1987.
Quindi è probabile non si sia trattato di un gesto premeditato, ma
improvviso ed assurdo, seppure altre volte gli può esser venuto in mente. La sindrome da cui era affetto (io non sono
un medico, ho abbandonato Medicina alla fine del 3° anno; non ho mai potuto
studiare Psichaitria, benché ce l’avessi nel Piano di Studio diedi solo
l’esame di Psicologia) crea, se debbo esser sincero, dei pensieri reconditi di
suicidio. A volte si ha voglia di
aggredire altri, che non ci hanno fatto nulla, ad es. pigliarli a calci. E si rischia talvolta di subire a propria
volta violenza per il proprio comportamento immotivato. Non sempre però il cervello sragiona, sono
solamente dei momenti brevi. Non sono
cose normali, sono come delle allucinazioni improvvise senza motivo. Inutile pensare a donne o cose del genere,
questo succede all’inizio. Poi, però, la
malattia va avanti da sé. Una persona
non è disabilitata alla guida a causa della malattia. Io ho la patente di guida e, se è vero che
debbo presentarmi alla convalida ogni anno con tanto di certificato
psichiatrico, la patente mi è in genee concessa e assicuro loro che in nessun caso la
malattia mi ha mai causato problemi. [Solo dopo questo fatto mi è stata tolta, evidentemente per suggestione dovuta ad un certificato psichiatrico non decifrato correttamente.] Certamente ho limitato la guida ai posti vicini per il fatto che sono
anziano, ma prima ricordo che gli unici problemi quando andavo a Milano in
macchina erano il sonno e la stanchezza.
Chi è malato li sopporta meno di altri.
Andreas era un giovane di 28
anni, non so a quanto corrispondesse la sua percentuale di malattia (io ho il
50% c., aumentato al 66% da altri fattori: mani, gambe), ma può darsi che
guidasse benissimo. Altrimenti nelle sue
numerose ore di volo (oltre 600) qualcuno si sarebbe lamentato. Io sono convinto che si sia trattato di una
fatalità più che altro, una suggestione negativa che l’ha colpito
improvvisamente e l’ha spinto nel baratro coinvolgendo altre persone
innocenti. A meno che nei prossimi
giorni non vengano fuori informazioni totalmente diverse sul caso, ma non
credo. Parlare di come fare nei prossimi
viaggi, per ovviare ad inconvenienti del genere, senza occuparsi del problema
della pazzia e di coloro che ne soffrono è un atto egoistico esattamente come
quello di Andreas, che non giustifico minimamente (l’ho chiamato “
stragista”). I pazzi, se accettano la
propria invalidità son considerati degli sfruttatori, dei falsi invalidi; se
lavorano c’è il pericolo o che vengano licenziati dal datore di lavoro, se se
n’accorge, o che non trovino lavoro. In
un momento in cui il lavoro scarseggia per tutti diventa ancora più difficile
per chi è malato. Il problema non è
accorgersi se uno è inaffidabile, o meno, ma dare il giusto posto di lavoro a
tutti. Senza contare che esiste un
campo, sconosciuto ai più, che si chiama ‘psicotronica’ e che il fatto di
averlo divulgato per iscritto da parte del Col.Rapetto (ora Generale) gli è
probabilmenten costata una – credo – ingiusta radiazione. Di cui però qui preferisco non parlare,
ritenendo che c’entri poco o niente col Caso Andreas.
Purtroppo dall’11-9 sono state prese
delle misure falsamente rigide, poiché l’11-9 è stata unicamente una
messinscena seppur tragica – siccome perpetrata a suon di bombe implosive –
nonostante i numerosi morti. Ed è triste
sentire che lo si tira fuori di continuo per giustificare cose che non vanno
giustificate. Triste anche ascoltare che
l’aereo sparito dai radar della Malesia sia stato considerato in quei giorni
l’effetto di un fatto simile. Rammento
che per quell’aereo sono state date ingiuste sanzioni alla Russia, che
perdurano tuttora, e che un video russo ha dimostrato la presenza d’un aereo
ucraino bombardiere presso l’aereo caduto.
I Russi invero non hanno collegato tal fatto dell’aereo scomparso
nell’Oceano Indiano col presunto aereo partito da Amsterdam, questo lo ha fatto
NEXUS, che ha raccontato in aggiunta essersi trattato d’un aereo di morti. Leggere i miei articoli in proposito della
serie: 777, dalla Malesia con terrore.
Un’ultima cosa. I pazzi vengono spesso trattati dagli organi
di informazione come la vergogna della società, peggio degli Zingari. Veniamo da un passato in cui esistevano i
manicomi, ossia per chi
li ha visti delle case di tortura per i malati, ridotti a galeotti anche se non
avevano mai fatto nulla di male. Oggi
gl’internamenti sono proibiti dalla Legge Basaglia, ma vi sono ospedali che
hanno reparti che rassomigliano molto ai vecchi manicomi. Potrei far dei nomi se volessi, per quanto io
fortunatamente non sia mai stato ricoverato di persona. Oltretutto, i pazzi vengono utilizzati per
dar loro la colpa di attentati fatti da altri di nascosto. Basta ricordare l’Attentato a Berlusconi, per non parlare
dell’Omicidio dei Fratelli Kennedy.
Mentre è piuttosto raro che succedano fatti come quello dell’aereo
caduto sule Alpi, il suicidio in genere – come dice Sgarbi – essendo un fatto
solitario. Anche perché succede in
genere a coloro che hanno una componente uranico-saturnina eccessiva.
IVAN HUD
Link 1- la versione ufficiale delle autorità, difesa con altre argomentazioni presa da altri presunti incidenti simili. Probabilmente c'era la scusa già pronta e confezionata per incidenti simili, utilizzata forse altre volte. In pratica si argomenta sulle low-cost, essendo la Germanwings una low-cost della Lufthansa, e si cerca di scagionare il copilota con un discorso parecchio retorico che ha non ha tuttavia vera rispondenza nel mondo dei disturbi mentali a mio parere:
Link 3- Una seconda ricostruzione è stata fatta, a nome di Tommix, maggiormente approfondita. Si ricorda il "crescendo rossiniano" di colpe attribuite al copilota. Come nel precedente, comunque, si dà la colpa dell'avvenimento alla geoingegneria segreta (l'intossicazione da gas delle scie chimiche) e allo scrumble conseguente:
Link 1- la versione ufficiale delle autorità, difesa con altre argomentazioni presa da altri presunti incidenti simili. Probabilmente c'era la scusa già pronta e confezionata per incidenti simili, utilizzata forse altre volte. In pratica si argomenta sulle low-cost, essendo la Germanwings una low-cost della Lufthansa, e si cerca di scagionare il copilota con un discorso parecchio retorico che ha non ha tuttavia vera rispondenza nel mondo dei disturbi mentali a mio parere:
Link 2- Diverso il discorso di quest'altro video da parte di Tommix, assai più serio, che mostra tutte le contraddizioni del caso:
Link 3- Una seconda ricostruzione è stata fatta, a nome di Tommix, maggiormente approfondita. Si ricorda il "crescendo rossiniano" di colpe attribuite al copilota. Come nel precedente, comunque, si dà la colpa dell'avvenimento alla geoingegneria segreta (l'intossicazione da gas delle scie chimiche) e allo scrumble conseguente: