venerdì 14 aprile 2017

La gallina che canta ha fatto l’uovo: gli enigmi dell’aereo della Lufthansa






      A causa dell’Attentato di Tunisi dinanzi al Museo del Bardo, ove si possono visitare magnifici mosaici pavimentali d’epoca romano-imperiale dell’Africa pro-consularis (compresa fra l’attuale Tunisia e la parte occidentale della Tripolitania), non appena si sono avute notizie del disastro aereo sul versante francese delle Alpi si è pensato ad un nuovo colpo di scena da parte dell’Isis o qualcosa del genere.  L’alternativa era quella d’un colpo di mano tipo l’aereo malese, scomparso nell’Oceano Indiano e poi ritrovato 3 mesi dopo sui cieli d’Ucraina sotto falso volo (secondo la tesi provata da NEXUS), colle colpe dell’abbattimento date naturalmente agli abitanti del Donbas ma respinte al mittente da parte dell’aeronautica militare russa.  Con tanto di foto e di prove.  Le emittenti mainstream una volta tanto nella questione nell'aereo tedesco non nascondevano nulla ed anzi, colle loro informazioni, finivano per destare sospetti anziché dissiparli.

      Ad es. SKY affermò subitamente che qualcuno aveva visto l’aereo precipitare a tal forza da parere un caccia.  Come non andare colla fantasia al velivolo del Pentagono dell’11-9?  Oltretutto, la stessa emittente ci informava che nonostante i tentativi di spiegazioni razionali elaborati dalle autorità e dalle fonti d’informazione internazionali, la Lufthansa continuava a parlare di agguato.  Si diceva che ad inizio del mese vi era stato un controllo generale e che l’apparecchio A-320, subappaltato dalla Germanwings, aveva avuto dei problemi proprio il giorno prima, tanto che era stata fatta mezz’ora di ritardo sull’ora di partenza da Barcellona alla volta di Dusseldorf.  Ancora una volta lo spettatore sospettoso per natura, tipo chi scrive, era invitato a nozze.



      Era stata trovata finalmente la scatola nera, ma la si diceva danneggiata, mentre intanto si cercava di trovare l’altra.  Una rassegna dei vari incidenti aerei, mescolati a celebri attentati (Ustica, Lockerbie), non lasciava tranquilli.  Anche perché sciorinata di tanto in tanto, ossessivamente.  Meglio pensare ad altro, ad es. a scrivere o a fare i lavori di casa ecc.  Che fare perciò se non aspettare, poiché – si dice – debbono esser prima informati i familiari.  Giusto, altrimenti se uno sa le notizie dalla tv gli può anche capitare un collasso.  Ma dopo?  E’ importante avere la lista dei passeggeri, perché così si può congetturare se qualcuno poteva esser troppo in vista.  Si dà il caso, a tal proposito, che un politico americano dichiarò prima di partire per la Corea che al ritorno avrebbe svelato un mistero sul Caso Kennedy. Al ritorno, l’aereo da lui preso chissà perché sbagliò rotta e finì in territorio sovietico, nei cieli dei quali fu abbattuto come da regola.  Ciò tanto per dire che bisogna star attenti a certi abbattimenti programmati, simulati da incidenti; un po’ come avviene con determinati suicidi, che destano alquanto sospetto.

      Oggi c’è qualcosa di nuovo sotto il sole.  Ovvero, che un inidentificato militare francese (evidentemente sotto la Nato), ha dato notizia all’illustre NEY YORK TIMES che il copilota con probabili intenti suicidi avrebbe chiuso il primo pilota fuori della porta e non avrebbe offerto alcuna risposta ai vani tentativi da parte dell’altro di rientrare.  Un pilota italiano dello stesso tipo d’aerei, intervistato stamane da SKY, ha chiesto come è possibile identificare dalle semplici voci della scatola nera quale dei due piloti fosse uscito.  Sta di fatto che il giornale statunitense ha in pratica offerto la soluzione del giallo.  Una soluzione “pilotata”, mi si perdoni il bisticcio di parole…  Certo, è strana la confidenza, non ad un giornale francese bensì ad uno straniero.  E poi, perché non vengono offerti i curricula (si dovrebbe dire ‘curriculum’, giacché le parole straniere non si mettono al plurale a differerenza che in inglese, ma facciamo pendant con mass-media!) dei due  piloti?  Che c’è da nascondere?  Perché è entrato in campo il N.Y.T., colla sua autorità giornalistica?  Qualcosa è andata storta ed allora si aveva bisogno d’un appoggio indiscutibile?  Vattelapesca!  Difficile capirci qualcosa.

      Altro particolare inquietante.  Come altri incidenti testimoniano, l’aereo non va in frantumi quando cade sui monti.  Sulle Ande, addirittura, alcuni passeggerei caduti sono sopravvissuti.  Sebbene abbiano dovuto trasformarsi in cannibali, nutrendosi delle carni dei compagni di viaggio deceduti, onde sopravvivere al freddo e alla fame.  Così è successo anche al Polo Nord al tempo del Volo di Nobile.  Insomma, la frammentazione eccessiva è indice d’uno scoppio, non dell’urto.  Nemmeno il ricorso all’astrologia ci aiuta, poiché non vi erano particolari aspetti astrali negativi; a parte il quadrato di Urano in Ariete a Plutone in Capricorno e la doppia presenza del Sole e di Marte in Ariete, ai lati di Urano.  Di certo, l’ulteriore presenza di Giove in Leone e Saturno in Sagittario ha creato un eccesso di ‘Fuoco’, come si usa dire in campo astrale.    Oltretutto era martedì ed è noto il vecchio adagio: di Venere e di Marte, non si arriva e non si parte

      L’unico precedente che ricordo d’un pilota suicida è quello del Pirellone, ma anche quella è una storia mai del tutto chiarita.  Forse voleva dimostare che gli edifici non cadono quando ci si sbatte contro dei velivoli.  Il problema è che quel pilota diede la vita.  Impossibile pensare che la diede per una spiegazione simile.  Una spiegazione del genere al massimo la si può scrivere, dare ad una tv, chiacchierarla al bar, ma suicidarsi?  Per che motivo?  Nel caso di questi giorni si potrebbe immaginare che un estraneo, votato alla morte perché pagato ed addestrato allo scopo (per aiutare magari i propri cari), sia entrato nella cabina di guida dopo aver provocato qualcosa che ha attratto il comandante fuori dalla cabina e si sia chiuso dentro con tanto di pistola od altro mezzo per annullare la volontà del primo pilota.  Certe cose, però, le sanno fare soltanto i musulmani fanatici.  E la maggior parte dei musulmani stessi non sono fanatici.  Difficile pensare a qualcun altro.  La tesi del suicidio, coinvolgendo un’intera schiera di passeggeri innocenti, non regge.  E neanche quella della stanchezza.  Rimane tuttavia, per non fare come nei gialli settimanali propinatici dalle varie tramissioni televisive sul quotidiano, la delucidazione del movente.  In tal caso, infatti, la tesi della strategia della tensione a livello internazionale o dell’ennesimo false-flag, che oltretutto mi sembra nessuno abbia fatto, mi paiono deboli per l’occasione.
                                       
                                                                                        IVAN HUD


 Link-1  Già lo stesso giorno della pubblicazione del mio art., Marcianò (noto studioso di scie chimiche) interveniva in questo bel video, che chiarisce molte cose parlando di sindrome aereo-tossica:


 Link-Vedi anche il seguito del mio art., in cui esamino il problema dei disturbi mentali nella guida:

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