A causa dell’Attentato di Tunisi dinanzi
al Museo del Bardo, ove si possono visitare magnifici mosaici pavimentali
d’epoca romano-imperiale dell’Africa
pro-consularis (compresa fra l’attuale Tunisia e la parte occidentale della
Tripolitania), non appena si sono avute notizie del disastro aereo sul versante
francese delle Alpi si è pensato ad un nuovo colpo di scena da parte dell’Isis
o qualcosa del genere. L’alternativa era
quella d’un colpo di mano tipo l’aereo malese, scomparso nell’Oceano Indiano e
poi ritrovato 3 mesi dopo sui cieli d’Ucraina sotto falso volo (secondo la tesi
provata da NEXUS), colle colpe dell’abbattimento date naturalmente agli
abitanti del Donbas ma respinte al mittente da parte dell’aeronautica militare
russa. Con tanto di foto e di prove. Le emittenti mainstream una volta tanto nella questione nell'aereo tedesco non nascondevano nulla ed anzi, colle
loro informazioni, finivano per destare sospetti anziché dissiparli.
Ad es. SKY affermò subitamente che
qualcuno aveva visto l’aereo precipitare a tal forza da parere un caccia. Come non andare colla fantasia al velivolo
del Pentagono dell’11-9? Oltretutto, la
stessa emittente ci informava che nonostante i tentativi di spiegazioni
razionali elaborati dalle autorità e dalle fonti d’informazione internazionali,
la Lufthansa continuava a parlare di agguato.
Si diceva che ad inizio del mese vi era stato un controllo generale e
che l’apparecchio A-320, subappaltato dalla Germanwings,
aveva avuto dei problemi proprio il giorno prima, tanto che era stata fatta
mezz’ora di ritardo sull’ora di partenza da Barcellona alla volta di
Dusseldorf. Ancora una volta lo
spettatore sospettoso per natura, tipo chi scrive, era invitato a nozze.
Era stata trovata finalmente la scatola
nera, ma la si diceva danneggiata, mentre intanto si cercava di trovare
l’altra. Una rassegna dei vari incidenti
aerei, mescolati a celebri attentati (Ustica, Lockerbie), non lasciava
tranquilli. Anche perché sciorinata di
tanto in tanto, ossessivamente. Meglio
pensare ad altro, ad es. a scrivere o a fare i lavori di casa ecc. Che fare perciò se non aspettare, poiché – si
dice – debbono esser prima informati i familiari. Giusto, altrimenti se uno sa le notizie dalla
tv gli può anche capitare un collasso.
Ma dopo? E’ importante avere la
lista dei passeggeri, perché così si può congetturare se qualcuno poteva esser
troppo in vista. Si dà il caso, a tal
proposito, che un politico americano dichiarò prima di partire per la Corea che
al ritorno avrebbe svelato un mistero sul Caso Kennedy. Al ritorno, l’aereo da
lui preso chissà perché sbagliò rotta e finì in territorio sovietico, nei cieli dei
quali fu abbattuto come da regola. Ciò tanto per dire
che bisogna star attenti a certi abbattimenti programmati, simulati da
incidenti; un po’ come avviene con determinati suicidi, che destano alquanto
sospetto.
Oggi c’è qualcosa di nuovo sotto il
sole. Ovvero, che un inidentificato
militare francese (evidentemente sotto la Nato), ha dato notizia all’illustre
NEY YORK TIMES che il copilota con probabili intenti suicidi avrebbe chiuso il
primo pilota fuori della porta e non avrebbe offerto alcuna risposta ai vani
tentativi da parte dell’altro di rientrare.
Un pilota italiano dello stesso tipo d’aerei, intervistato stamane da
SKY, ha chiesto come è possibile identificare dalle semplici voci della scatola
nera quale dei due piloti fosse uscito.
Sta di fatto che il giornale statunitense ha in pratica offerto la
soluzione del giallo. Una soluzione
“pilotata”, mi si perdoni il bisticcio di parole… Certo, è strana la confidenza, non ad un
giornale francese bensì ad uno straniero.
E poi, perché non vengono offerti i curricula
(si dovrebbe dire ‘curriculum’, giacché le parole straniere non si mettono al
plurale a differerenza che in inglese, ma facciamo pendant con mass-media!)
dei due piloti? Che c’è da nascondere? Perché è entrato in campo il N.Y.T., colla
sua autorità giornalistica? Qualcosa è
andata storta ed allora si aveva bisogno d’un appoggio indiscutibile? Vattelapesca!
Difficile capirci qualcosa.
Altro particolare inquietante. Come altri incidenti testimoniano, l’aereo
non va in frantumi quando cade sui monti.
Sulle Ande, addirittura, alcuni passeggerei caduti sono
sopravvissuti. Sebbene abbiano dovuto
trasformarsi in cannibali, nutrendosi delle carni dei compagni di viaggio
deceduti, onde sopravvivere al freddo e alla fame. Così è successo anche al Polo Nord al tempo
del Volo di Nobile. Insomma, la
frammentazione eccessiva è indice d’uno scoppio, non dell’urto. Nemmeno il ricorso all’astrologia ci aiuta,
poiché non vi erano particolari aspetti astrali negativi; a parte il quadrato
di Urano in Ariete a Plutone in Capricorno e la doppia presenza del Sole e di
Marte in Ariete, ai lati di Urano. Di
certo, l’ulteriore presenza di Giove in Leone e Saturno in Sagittario ha creato
un eccesso di ‘Fuoco’, come si usa dire in campo astrale. Oltretutto era martedì ed è noto il vecchio
adagio: di Venere e di Marte, non si
arriva e non si parte…
L’unico precedente che ricordo d’un
pilota suicida è quello del Pirellone, ma anche quella è una storia mai del
tutto chiarita. Forse voleva dimostare
che gli edifici non cadono quando ci si sbatte contro dei velivoli. Il problema è che quel pilota diede la vita. Impossibile pensare che la diede per una
spiegazione simile. Una spiegazione del
genere al massimo la si può scrivere, dare ad una tv, chiacchierarla al bar, ma
suicidarsi? Per che motivo? Nel caso di questi giorni si potrebbe
immaginare che un estraneo, votato alla morte perché pagato ed addestrato allo
scopo (per aiutare magari i propri cari), sia entrato nella cabina di guida
dopo aver provocato qualcosa che ha attratto il comandante fuori dalla cabina e
si sia chiuso dentro con tanto di pistola od altro mezzo per annullare la
volontà del primo pilota. Certe cose,
però, le sanno fare soltanto i musulmani fanatici. E la maggior parte dei musulmani stessi non
sono fanatici. Difficile pensare a
qualcun altro. La tesi del suicidio,
coinvolgendo un’intera schiera di passeggeri innocenti, non regge. E neanche quella della stanchezza. Rimane tuttavia, per non fare come nei gialli
settimanali propinatici dalle varie tramissioni televisive sul quotidiano, la
delucidazione del movente. In tal caso,
infatti, la tesi della strategia della tensione a livello internazionale o
dell’ennesimo false-flag, che
oltretutto mi sembra nessuno abbia fatto, mi paiono deboli per l’occasione.
Link-1 Già lo stesso giorno della pubblicazione del mio art., Marcianò (noto studioso di scie chimiche) interveniva in questo bel video, che chiarisce molte cose parlando di sindrome aereo-tossica:
Link-2 Vedi anche il seguito del mio art., in cui esamino il problema dei disturbi mentali nella guida:
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