venerdì 14 aprile 2017

Germanwings: la pazzia in volo ovvero il volo della pazzia


(edito il 28-03-15 su blogs.it, ma poi cancellato per ragioni a me ignote insieme all'intero blog)



      Quando ho scritto il primo pezzo, LA GALLINA CHE CANTA HA FATTO L’UOVO: GLI ENIGMI DELL’AEREO DELLA LUFTHANSA (due giorni or sono), la faccenda del suicidio era appena venuta fuori e mi sono dimostrato scettico.  Della pazzia non si era ancora detto.  Le prove ora stabilite attraverso la Procura tedesca appaiono ionoppugnabili.  Per la verità personalmente ho ancora qualche dubbio, non mi pare che tutto sia stato chiarito; od almeno nel modo giusto, almeno da parte media.  Ma veniamo ai dettagli.

       Un’intervista ad uno dei vicini non ha potuto chiarire se l’uomo in causa apparisse malato visibilmente o meno.  Da parte delle autorità tedesche si è cercato d’addossare tutta la responsabilità all’individuo scomparso.  I media, invece, hanno messo in evidenza l’azzardo della compagnia aereo tanto rinomata per la sua efficienza, col gusto da parte di alcuni giornali italiani di sottolineare il colossale fiasco da parte germanica; forse per un tentativo di riscatto italiano per i nostri guai, che come sappiamo sono tanti.  A cominciare dalla corruzione.  In questo caso, è parso di osservare l’uso d’una eccessiva leggerezza nei controlli, proprio in un settore ove il controllo è cruciale.  Addossare finalmente la responsabilità d’un comportamento oltremodo scorretto alla Germania è chiaramente sembrata una liberazione dai nostri complessi d’inferiorità verso il mondo nordico-germanico.  Per via di falsi miti come quello ormai desueto, ma nascosto attraverso dei surrogati, della “razza ariana”.  Anche se la mitologia germanica medesima parla della provenienza del ceppo norrenico da Asìa.  Non dal Polo Nord, cioè dalla Terra dei mitici Iperborei della tradizione greco-latina.

      Da parte mia ho cercato in modo caparbio di tenere lontana dalla mia mente il più possibile l’idea che una persona pazza potesse aver compiuto un atto così infame.  Non perché non abbia comprensione per i poveri malati di mente, ne ho.  Il problema è che io stesso sono un malato di questo genere e, guardacaso, ho contratto proprio la stessa sindrome ossia la sindrome manaico-depressiva.  Mi spiegherò meglio.

      Ho sentito a lungo parlare di depressione.  No, è scorretto, la depressione ce l’hanno tutti a seconda dei momenti.  Qualcuno ha parlato di melanconia.  Le foglie che cadono in autunno, i fiori che sfioriscono in primavera, certi caldi torridi dell’estate, certi freddi insopportabili dell’inverno portano melanconia, depressione; ma sono un’altra cosa, una cosa normale.  Prima o poi passa, senza bisogno di medicine, poiché costituiscono uno stato fisiologico o mentale (sebbene fra le due sfere vi sia un’immancabile influenza, come si sa, a livello psicosomatico) passeggero, momentaneo.  La suddetta sindrome, invece, è una malattia grave non meno della schizofrenia o della sindrome bipolare e va curata con apposite medicine tipo Sereupin (a mio giudizio la migliore).  Oggidì tutte le malattie psichiche, secondo gli esperti, rientrano in codeste tre grandi categorie.  Poi, logicamente, vi sono le varianti individuali alle quali vengono dati i nomi specifici dei ricercatori che le hanno evidenziate ma in generale, a quanto ne so, le cose stanno così.

      La mania depressiva posso descriverla bene, meglio degli psichiatri, poiché ce l’ho dal 1996.  E’ cominciata con una normale depressione per un fatto amoroso finito male, una vicenda che mi legava alla donna d’un altro.  Non sto a specificare, ma ne è seguita una storia parallela, finita più o meno allo stesso modo, questa volta volta con una donna neppure fidanzata.  Nel mezzo è subentrata la malattia.  Ora si sono fatte tante storie per il fatto che il soggetto ha nascosto il suo malanno.  Ci si metta nei panni di chi contrae questa terribile malattia, che non porta disturbi della personalità come la schizofrenia (movimenti scomposti delle mani e delle gambe, atteggiamenti schizoidi come se uno non potesse mai star fermo, in taluni soggetti verbalità aggressiva) né fasi in crescendo sempre più pericolose come la sindrome bipolare (l’ultima fase è pericolosa, perché la persona tende a spaccare tutto quel che trova, a dar pugni, calci), ma altera le percezioni.  Una persona si trova da un giorno all’altro malata.  Sì, l’ho detto pure io che c’è una specie d’incubazione della malattia, dovuta alla depressione magari per errori fatti e sensi di colpa.  Poi però c’è come un colpo di fulmine, un crack.  Ci si ammala in pochi secondi, almeno questo è successo a me.  E dai colloqui che ho avuto con altri malati al Centro di Salute Mentale non è mi è parso che le cose stessero molto diversamente anche per loro.  Fatte salve le differenze individuali, che ovviamente ci sono sempre.  Dal crack in poi non si guarisce più, mai più.  I medici stanno ben attenti a dirlo ai pazienti, perché i malati potrebbero suicidarsi o commettere altre sciocchezze.  Eppure, un giorno od un altro, la verità viene a galla.  Ad es. io l’ho saputo da una ragazza francese, che aveva la nonna psichiatra.  Non me l’avrebbe detto se avesse saputo che anch’io ero malato, ma siccome parlavamo di una donna di mia conoscenza, s’è confidata.

      Di solito, almeno in passato succedeva questo, si tenta di relazionare la pazzia (che è un termine giustamente desueto, in quanto legato solamente ad un sottofondo artistico-letterario, non più medico) all’ambiente familiare o all’eredità dei genitori e degli avi.  Per conto mio non c’è alcuna relazione se non il fatto che noi in qualche modo rassomigliamo loro.  Ma spesso la pazzia è una malattia indotta da qualche motivo esterno.  Per es. i soldati impazzivano in guerra, a causa delle numerose brutture alle quali erano sottoposti.  SKY ha mostrato vari documenti ad HISTORY CH. di questo genere, gliene va reso merito.  Che c’entravano gli avi?

      Una persona (è il caso mio, ma anche d’una donna più giovane di me, che ho conosciuto al C.S.M tutta impaurita al suo primo colloquio psichiatrico) durante l’infanzia può ricevere casualmente un colpo in testa e da qui può venirme fuori un trauma alle cellule neuronali che – seppur non subito – può portare ad un loro indebolimento e quindi ad un invecchiamento precoce.  Vi possono essere persino dei farmaci che conducono ad un risultato simile, è stato esperimentato purrtroppo a danno dei soliti poveri animali.  Noi facciamo tanti versi quando un animale ci fa del male, eppure quanto male facciamo loro da parte nostra!  Ho saputo, sempre da una trasmissione di H.CH., che attraverso un esperimento si è provocata farmacologicamente la mania depressiva a delle scimmie, e ci è accorti che  la zona del cervello implicata in tale morbo è quella occipitale, al di sopra del cervelletto.  Non altre, diversamente da come si pensava.  E’ proprio lì, infatti, che ricevetti il colpo sopraddetto.  Volevo andare a giocare a tutti i costi, ero bambino, ed ho sollevato il ferro appuntito del battente della vecchia porta di casa per uscire di nascosto all’insaputa dei miei genitori.  Il ferro sollevato, senza la forza di tenerlo alto, mi è ricaduto sulla testa e mi ha bucato la nuca proprio nel punto descritto.  Sangue da tutte le parti, naturalmente, con gran spavento dei miei genitori.  Anche in questo caso non era colpa loro, né degli avi.  Ad esser sinceri, gli psichiatri sono incerti se rapportare la malattia mentale a cause di tal genere, sono più propensi a parlare di concause di vario tipo.  In effetti, non sto qui oltre a spiegare il mio caso personale e se lo faccio è solo per chiarire le dinamiche generali della malattia in questione a causa del fatto succeduto in Francia del copilota ritenuto suicida e nel contempo stragista, poiché di strage si è trattato comunque.  Sempre che nei giorni prossimi non vengano a galla spiegazioni diverse dei fatti.

      Un ultimo chiarimento sul tentativo da parte del povero Andreas di nascondere il suo male.  Ciò, come ho detto, è normale.  Prima di tutto perché uno si trova sbalzato in una realtà a lui ignota da un giorno all’altro ed il sentimento prevalente allora diventa la paura, anzi il terrore di non poter più controllare i propri gesti.  Quantunque la paura della malattia (tipo dott.Jeckil) crea più problemi della malattia stessa.  Ed all’inizio i dolori al capo sono notevolmente gravi.  Uno non riesce più ad appoggiare la testa per riposare.  La sente sprofondare senza poterla fermare mai.  Poi, coi farmaci, si sta meglio, ma si tende a dormire.  A perder la vita nell’attesa.  E la voglia di guarire, di tornare a lavorare è tanta, poiché lavoarare è vivere.  A nessuno piace fare l’invalido, soprattutto se è giovane (io non più, sono sessantaquattrenne) e vuole sposarsi.  Alle donne, inoltre, gl’invalidi non piacciono, specialmente i pazzi.  Come si soleva dire una volta, “chi non va bene per il re non va bene neanche per la regina”.  Ovviamente pure gli uomini agiscono così colle donne che sfortunatamente s’ammalano.  Le donne d’altronde perdono ancor più dei maschi la loro bellezza, a meno che si tranquillizzino.  Allora subentra uno strano fascino, della persona folle ma geniale.  Poiché anche di questo bisogna tener conto.

      La pazzia, lo sapeva bene Van Gogh finito per un certo tempo in manicomio pure lui, spesso porta a riconoscere cose che, per la consuetudine al conformismo, la norma non accetta.  E di qui nasce quella tendenza verso la genialità che ha caratterizzato molti artisti e poeti pur in preda alla malattia.  Sempre però che la si accetti.  Egualmente succede colla ciecità.  Si pensi ai musicisti o cantanti ciechi (Bocelli, Ray Charles, Feliciano), in India ne ho incontrati parecchi molti anni fa.  Certo, è meglio non ammalarsi.  La salute è meglio della malattia, chi non lo sa; ma non bisogna mai disperarsi, poiché la vita non è nelle nostre mani.  Il fatto successo sulle Alpi francesi parrebbe tuttavia smentirmi.  Nella nostra miseria umana noi usiamo dare la colpa a degli individui, ad altri in genere e qualche volta anche a noi medesimi.  Sino a suicidarci.  Ma la spinta ad agire non proviene dal nostro cervello, proviene da lassù, dalle stelle.  Si rilegga il mio precedente articolo.  Colà additavo la situazione astrale nel momento dell’impatto.

      Rileggiamo insieme: Sole e Marte, inframmezzati da Urano in Ariete, in trigono a Giove in Leone e Saturno in Sagittario, peraltri molto larghi; Plutone quadrato ad Urano, dal Capricorno.  Mi chiedevo se vi fosse stato qualcuno in cabina di pilotaggio che avesse impedito al comandante (avevo scambiato per errore il ruolo dei due) di rientrare dalle toelette, magari colla pistola puntata al capo del copilota.  Marte per l’arma, Urano per l’evento improvviso, il Sole per l’autosacrificio, Giove per il viaggio, Saturno per la strage di massa, Plutone per il proposito segreto.  No, non esattamente questo, ma ci ero andato vicino.  A carte gettate, si vede infatti che la situazione era simile: Marte per la malattia e la morte, Urano per la pazzia e l’evento inatteso, il Sole per l’autosacrificio o meglio il profano suicidio, Giove per il viaggio… sanguinario, Saturno per la strage e lo scoppio finale oltreché per il freddo della montagna che pietosa ha sparso tristemente le povere membra dei passeggeri quasi fossero ceneri.  Plutone per il proposito segreto.

      Ma c’è un ultimo colpo di coda, velenoso, dovuto alla Luna in Aquario.  La Luna rappresenta le emozioni, in Aquario rende la mente un po’ pazza.  Nel caso di Andreas ce l’aveva in quadrato a Plutone in Scorpione, poiché era nato nel 1987.  Quindi è probabile non si sia trattato di un gesto premeditato, ma improvviso ed assurdo, seppure altre volte gli può esser venuto in mente.  La sindrome da cui era affetto (io non sono un medico, ho abbandonato Medicina alla fine del 3° anno; non ho mai potuto studiare Psichaitria, benché ce l’avessi nel Piano di Studio diedi solo l’esame di Psicologia) crea, se debbo esser sincero, dei pensieri reconditi di suicidio.  A volte si ha voglia di aggredire altri, che non ci hanno fatto nulla, ad es. pigliarli a calci.  E si rischia talvolta di subire a propria volta violenza per il proprio comportamento immotivato.  Non sempre però il cervello sragiona, sono solamente dei momenti brevi.  Non sono cose normali, sono come delle allucinazioni improvvise senza motivo.  Inutile pensare a donne o cose del genere, questo succede all’inizio.  Poi, però, la malattia va avanti da sé.  Una persona non è disabilitata alla guida a causa della malattia.  Io ho la patente di guida e, se è vero che debbo presentarmi alla convalida ogni anno con tanto di certificato psichiatrico, la patente mi è in genee concessa e assicuro loro che in nessun caso la malattia mi ha mai causato problemi.  [Solo dopo questo fatto mi è stata tolta, evidentemente per suggestione dovuta ad un certificato psichiatrico non decifrato correttamente.Certamente ho limitato la guida ai posti vicini per il fatto che sono anziano, ma prima ricordo che gli unici problemi quando andavo a Milano in macchina erano il sonno e la stanchezza.  Chi è malato li sopporta meno di altri.

      Andreas era un giovane di 28 anni, non so a quanto corrispondesse la sua percentuale di malattia (io ho il 50% c., aumentato al 66% da altri fattori: mani, gambe), ma può darsi che guidasse benissimo.  Altrimenti nelle sue numerose ore di volo (oltre 600) qualcuno si sarebbe lamentato.  Io sono convinto che si sia trattato di una fatalità più che altro, una suggestione negativa che l’ha colpito improvvisamente e l’ha spinto nel baratro coinvolgendo altre persone innocenti.  A meno che nei prossimi giorni non vengano fuori informazioni totalmente diverse sul caso, ma non credo.  Parlare di come fare nei prossimi viaggi, per ovviare ad inconvenienti del genere, senza occuparsi del problema della pazzia e di coloro che ne soffrono è un atto egoistico esattamente come quello di Andreas, che non giustifico minimamente (l’ho chiamato “ stragista”).  I pazzi, se accettano la propria invalidità son considerati degli sfruttatori, dei falsi invalidi; se lavorano c’è il pericolo o che vengano licenziati dal datore di lavoro, se se n’accorge, o che non trovino lavoro.  In un momento in cui il lavoro scarseggia per tutti diventa ancora più difficile per chi è malato.  Il problema non è accorgersi se uno è inaffidabile, o meno, ma dare il giusto posto di lavoro a tutti.  Senza contare che esiste un campo, sconosciuto ai più, che si chiama ‘psicotronica’ e che il fatto di averlo divulgato per iscritto da parte del Col.Rapetto (ora Generale) gli è probabilmenten costata una – credo – ingiusta radiazione.  Di cui però qui preferisco non parlare, ritenendo che c’entri poco o niente col Caso Andreas.
        
      Purtroppo dall’11-9 sono state prese delle misure falsamente rigide, poiché l’11-9 è stata unicamente una messinscena seppur tragica – siccome perpetrata a suon di bombe implosive – nonostante i numerosi morti.  Ed è triste sentire che lo si tira fuori di continuo per giustificare cose che non vanno giustificate.  Triste anche ascoltare che l’aereo sparito dai radar della Malesia sia stato considerato in quei giorni l’effetto di un fatto simile.  Rammento che per quell’aereo sono state date ingiuste sanzioni alla Russia, che perdurano tuttora, e che un video russo ha dimostrato la presenza d’un aereo ucraino bombardiere presso l’aereo caduto.  I Russi invero non hanno collegato tal fatto dell’aereo scomparso nell’Oceano Indiano col presunto aereo partito da Amsterdam, questo lo ha fatto NEXUS, che ha raccontato in aggiunta essersi trattato d’un aereo di morti.  Leggere i miei articoli in proposito della serie: 777, dalla Malesia con terrore.

      Un’ultima cosa.  I pazzi vengono spesso trattati dagli organi di informazione come la vergogna della società, peggio degli Zingari.  Veniamo da un passato in cui esistevano i manicomi, ossia per chi li ha visti delle case di tortura per i malati, ridotti a galeotti anche se non avevano mai fatto nulla di male.  Oggi gl’internamenti sono proibiti dalla Legge Basaglia, ma vi sono ospedali che hanno reparti che rassomigliano molto ai vecchi manicomi.  Potrei far dei nomi se volessi, per quanto io fortunatamente non sia mai stato ricoverato di persona.   Oltretutto, i pazzi vengono utilizzati per dar loro la colpa di attentati fatti da altri di nascosto.  Basta ricordare l’Attentato a Berlusconi, per non parlare dell’Omicidio dei Fratelli Kennedy.  Mentre è piuttosto raro che succedano fatti come quello dell’aereo caduto sule Alpi, il suicidio in genere – come dice Sgarbi – essendo un fatto solitario.  Anche perché succede in genere a coloro che hanno una componente uranico-saturnina eccessiva.  
   
                                                                                                 IVAN HUD


Link 1- la versione ufficiale delle autorità, difesa con altre argomentazioni presa da altri presunti incidenti simili.  Probabilmente c'era la scusa già pronta e confezionata per incidenti simili, utilizzata forse altre volte.  In pratica si argomenta sulle low-cost, essendo la Germanwings una low-cost della Lufthansa, e si cerca di scagionare il copilota con un discorso parecchio retorico che ha non ha tuttavia vera rispondenza nel mondo dei disturbi mentali a mio parere:  



Link 2-  Diverso il discorso di quest'altro video da parte di Tommix, assai più serio, che mostra tutte le contraddizioni del caso:



Link 3-  Una seconda ricostruzione è stata fatta, a nome di Tommix, maggiormente approfondita.  Si ricorda il "crescendo rossiniano" di colpe attribuite al copilota.  Come nel precedente, comunque, si dà la colpa dell'avvenimento alla geoingegneria segreta (l'intossicazione da gas delle scie chimiche) e allo scrumble conseguente:



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